giovedì 22 marzo 2018

La lumaca Zaccaria

Vi racconto la storia della Lumaca Zaccaria: Una notte di inizio primavera la lumaca Zaccaria non aveva proprio voglia di dormire, così pensò "voglio fare un viaggio e vedere nuovi posti". Si allungò dal guscio, stiracchiò le antenne e iniziò a muoversi. Fortunatamente aveva piovuto quel giorno  e perciò poteva strisciare comodamente senza troppi sforzi. Passo dopo passo si avventurava sempre più tra i cespugli, si inerpicava sulle pietre, scalava i tronchi degli alberi e di quando in quando allungava gli occhi per vedere le stelle che brillavano nel cielo.
Questo suo viaggio gli stava proprio piacendo, era una lumaca indipendente e poteva andare dove voleva.
Ma improvvisamente gli si parò davanti una rana "crack!" Disse e con la sua lingua appiccicosa agguantò Zaccaria e se lo mise in bocca. La povera lumaca per quel che potè si protesse dentro al guscio.
La rana, però, non riuscendo a mandare giù il guscio che sembrava un sasso, lo sputò lontano disgustata e se ne andò.
La lumaca rotolava giù dalla collina. Povero Zaccaria, gli giravano tutte le antenne. Rotola rotola, finì in un corso d'acqua e fortunatamente non andò a fondo ma riusciva a galleggiare. Così si lasciò trascinare dalla corrente.
Il suo passaggio però non passò inosservato, infatti un pesciolino che girovagava tra i canneti lo vide e da sotto cercò di morderlo, ma l'unica cosa che riusciva ad addentare era il duro guscio.
Il pesce stufatosi se ne andò indispettuto per questa cena mancata e con un colpo di pinna fece uscire Zaccaria dall'acqua e lo fece arrivare sulla terra ferma.
Ormai il sole stava per sorgere, e stava arrivando un nuovo giorno e la lumaca per nulla divertita da quel viaggio strisciò un pò deliso sotto il cappello di un fungo pensando tra se che forse sarebbe stato più felice li sotto che come cibo per gli animali.

martedì 13 marzo 2018

Rupert, il robot super:

"Buongiorno Clarissa, alzati che farai tardi"; ecco la sveglia della mamma che puntualmente alle 7:30 arriva in camera e mi sveglia, e allora su che si alzano le tapparelle, si apre la finestra, anche in pieno inverno"; "bisogna far circolare l'aria quando ci si sveglia, così si attivano i neuroni" le parole magiche che ogni mattino mia madre ripete e io come ogni mattina mi rigiro nelle coperte facendo finta di nulla... ma difficilmente si più far finta di nulla quando da fuori entra un freddo polare. E così inizia la mia giornata; colazione con tv accesa, che se son fortunata potrò vedermi i cartoni e se non lo sarò mi toccherà ascoltare il telegiornale e mi chiedo chi mai le capirà tutte quelle cose... e soprattutto da che ora sono svegli i giornalisti, e io che mi lamento.
   Bene è arrivato pure mio fratello, "ciao Stefano", "ciao Cla, buongiorno" ve lo descrivo; intanto per avere 15 anni è decisamente troppo alto, se continua così a 20 dobbiamo alzare le porte e mettere una prolunga nel letto; da quello che racconta la mamma era un bel bambino, a vederlo ora con tutti quei brufoli non ci crederei mai, ma devo fidarmi, però è l'unico in famiglia ad avere gli occhi chiari, io mi sono dovuta accontentare di un anonimo marroncino, ma per lo meno io non ho ancora i brufoli, eheh.
   Comunque, è tempo di andare a scuola adesso, un bacio alla mamma, e si sale in macchina con papà, Stefano, dice lui, è troppo grande per il passaggio, si vergogna, secondo me deve essere innamorato e non vuole dire nulla, i maschi, sempre i soliti vigliacchi in amore, invece noi ragazze lo andiamo subito a dire alla mamma, e alle amiche, al papà non lo so... insomma certe cose si dicono tra donne.
E così è iniziata la mattina di Clarissa, come tutte le altre, tra tv accesa e i famosi neuroni da dover attivare.
   Come al solito entrata nel cortile di scuola viene circondata da Beatrice ed Emma, le amiche fidate e subito a parlare come se non si vedessero da anni, in pochi minuti si dicono tutto quello che una persona direbbe in un'ora, senza contare che si sentiranno più tardi via internet. Così tra un discorso e l'altro arriva la campanella che invita tutti ad entrare a scuola fino alle 13:30 quando poi la stessa campanella decreterà la liberazione e il rientro a casa.
   Improvvisamente dalla tasca del jeans di Clarissa arriva una vibrazione sorda che avvisa della chiamata "pronto mamma!" "ciao tesoro come è andata?", "bene!" rispose incuriosita, "perchè mi stai chiamando?", "era per dirti che tuo padre resterà a lavoro sino a dopo pranzo, quindi devi tornare a piedi, ok?" "ok va bene mamma a tra poco"... "no, non va bene per nulla" disse appena la conversazione fu chiusa, "non ho voglia di tornare a piedi, ma tanto lo devo fare per forza" e continuò a lamentarsi per tutto il tragitto con il lettore musicale acceso: fortunatamente non era molto lungo, tuttavia la città all'ora di pranzo era insopportabile, macchine, traffico, chiasso, la calca sulle strisce pedonali.
   Passando davanti al meccanico, nel vicoletto a fianco il suo sguardo venne attirato da un luccichio fastidioso, si fermò per guardarlo meglio e poi si avvicinò, da lontano sembrava una maschera da sub e pure da vicino in effetti la forma era proprio quella, solo più grande e attaccata ad una sfera di metallo, scostò i rottami e quella cosa improvvisamente si accese con in bip squillante... "Salve, sono Rupert, il robot super!" con uno scatto un pò maldestro cercò di muoversi e dalla maschera si illuminarono due occhietti neri svelti svelti, "Cosa è questa cosa?" penso tra se Clarissa, non osava toccarlo, per quel che ne sapeva poteva pure esplodere... "Salve, sono Rupert, il robot super!" ripetè.
   Però era decisamente buffo con quella grande maschera metallica sopra il corpo tondo come un palloncino con attaccate due braccia estensibili, anzi un solo braccio giacchè l'altro era staccato per un pezzo e da sotto tre rotelle di cui una però era mancante. Avrebbe voluto portarlo a casa, ma dove lo avrebbe messo? In camera sua? dietro ad un vaso? no era decisamente ingombrante, decise allora di nasconderlo dentro ad uno scatolone e sarebbe ritornata la sera stessa.
  Così verso le quattro del pomeriggio si avviò e armata di di attrezzi rimise in piedi quel poveretto; al posto della ruota mancante mise quella della sua vecchia bicicletta, perfetta, aveva incastrato benissimo... peccato solo che fosse più piccola e che ora camminava in modo sbilenco, ma meglio di nulla.
   "Salve sono Rupert, il robot super", "Si l'ho capito, sai dire altro?" disse spazientita, "salve, si, sono stato creato per aiutare gli essere umani, tu per cosa sei stata creata?", "Io non sono un robot" disse Clarissa, "Come no, i tuoi occhi sono grandi quanto i miei e guardati le mani hanno la forma di un cacciavite", a quella descrizione decisamente stravagante si mise a ridere, in effetti aveva ragione, per proteggersi gli occhi si era messa gli occhiali in plastica da lavoro del padre e in mano teneva ancora il cacciavite; "No, no, io sono umana, guardami bene" disse togliendosi gli occhialoni, "Oh!" esclamo Rupert un pò sconsolato "credevo di aver trovato un altro robot, sai com'è, è un pò difficile farsi degli amici quando gli abbracci non sono proprio morbidi, ma metallici e freddi!
Quella parole colpirono molto Clarissa, come era possibile che un robot potesse avere amici?, insomma è un robot, è di metallo, le sue mani sono delle pinze, tutto sommato però le piaceva, parlarono a lungo sul come venne progettato e da chi e come disse prima era stato creato per aiutare, ma dopo un incidente, che gli fece perdere un braccio e una ruota, venne buttato perchè inutile.
   Clarissa passava spesso a trovarlo e di quando in quando gli portava una batteria elettrica come regalo che lui mangiava con gioia. Con il tempo divennero amici stretti e l'affetto li aveva legati, solo che un dubbio la tormentava, doveva portarlo a casa o lasciarlo li a vivere nella scatola? come dirlo alla famiglia... "sai mamma il mio miglio amico è un robot, senza un braccio per giunta, però è simpatico!" No no per ora era meglio che stesse nella scatola, tanto se prima viveva in una cantina e ora in una scatola non avrebbe sentito molta differenza, o almeno questo sperava.
   Una sera dovettero però interrompere la loro conversazione a causa di un temporale che minacciava di dar pioggia scrosciante, si assicurò quindi che Rupert fosse coperto e tornò velocemente a casa, fece i compiti e poi internet sino all'ora di cena, aveva il desiderio di dirlo alle amiche ma si frenò, non poteva rischiare di essere presa per matta, sai poi le voci a scuola.
   Quella notte venne funestata da una pioggia battente e incessante e per tutta la notte Clarissa sognò Rupert che la chiamava; si svegliò di soprassalto credendo di sentirsi chiamare e in effetti tra il suono della pioggia sentiva il suo nome, qualcuno da fuori la chiamava e sapeva fin troppo bene di chi era quella vocina metallica, aprì la finestra... "Rupert! che ci fai la fuori?" disse sconvolta "Ciao Clarissa" disse intimidito, "Torna nella scatola, non vedi che sta piovendo? "Ho paura" esclamò con i suoi occhioni tristi, "Ma dimmi un pò se l'unico robot fifone doveva capitare a me, aspettami, arrivo", scese il più silenziosamente che potè le scale e aprì la porta di casa facendo entrare il robot che camminava tutto storto per via di quella ruota più piccola, era completamente bagnato, lo prese in braccio e lo portò in camera. Cigolava troppo perchè nessuno se ne accorgesse.
Prese un asciugamano e lo strofinò per bene "grazie", "Tu sei matto, ma come hai fatto a trovarmi?" "Beh non è la prima volta che ti seguo e così ho memorizzato la strada", "Oh mamma mia e dove ti metto adesso? ovviamente rimarrai qua per questa notte, ma domani torni nella scatola" disse con tono severo, ma nemmeno lei ci credeva, sapeva benissimo che sarebbe rimasto con lei.
Così spense la luce, spense Rupert, dall'interruttore era pur sempre un elettro domestico e andò a dormire. Domani ci avrebbe pensato.
   Era domenica e potè svegliarsi tardi, così appena si ridestò dal sonno andò a cercare l'amico robotico dentro l'armadio ma con orrore vide che non c'era più, "Cavolo deve essersi acceso Rupert, dove è andato? chi lo dice alla mamma che ha un robot che gira per casa, se glielo dico crederà che è la lavatrice che si è mossa".
   Bene, era arrivato il momento di dire la verità, tanto tra breve si sarebbe scoperta, meglio affrontarla, scese in cucina e diretasi verso la madre disse "Mamma...", "Buongiorno Clarissa, alla buon'ora, tuo fratello è già in piedi ed è già uscito", "Cosa?" le si sgranarono gli occhi, "si, è uscito portandosi dietro un'aspirapolvere, probabilmente sta pulendo il motorino", "no mamma, che dici... Rupert!!!" esclamò dentro di se disperata, corse in camera, si vestì velocemente e scese in strada, li incontrò Francesco, uno degli amici di Stefano, "Ciao senti, sai dove è andato mio fratello?" "si è andato al campetto, lo sto raggiungendo", "grazie", corse il più velocemente che potè, ed eccoli là, il campo era pieno di fango, non vedeva Rupert e in effetti non vedeva nemmeno il fratello con gli amici, sentì però delle voci che arrivavano da dietro al campo, dove c'era il canale dell'acqua piovana "che stanno combinando?" e si mise a correre "Stefano, Stefano!"
   Suo fratello sentendo il suo nome si voltò di scatto, e scivolò nell'acqua che scorreva per la pioggia della notte prima, la corrente non era forte ma si era impigliato nel fondo e non riusciva più ad uscire, ed era molto arduo da raggiungere per via dei rovi che ostruivano il passaggio.
   Intanto anche Rupert assisteva alla scena e quando vide Clarissa la chiamò, lei gli si avvicino e gli disse che solo lui poteva recuperare il fratello "avvicinati e aggancialo con la pinze per la manica, ok?" Rupert guardò in basso, emise un bip e così lentamente si fece strada fra i rami creando un varco fra di essi e raggiungendo Stefano e tagliando i rami che lo tenevano incastrato, finalmente era fuori.
   Certo, era graffiato e spaventato ma sicuramente era salvo , ringraziò il robot con un abbraccio, che ricambiò felicemente; Clarissa nel frattempo non sapeva che fare, andare da Rupert o dal fratello, poco importava visto che entrambi stavano andando verso di lei e Stefano le spiegò che aveva visto Rupert quella notte prima e che gli era venuto in mente di usarlo per raccogliere i palloni quando cadevano tra i rami del canale. Lei era arrabbiata per quello, ma passò subito, si inchinò e abbracciò anche lei Rupert, certo, non era morbido ma di sicuro quel robot era ancora utile.

giovedì 8 marzo 2018

Le donne sono sempre state anche artiste!!!

E occupandomi di storia dell'arte è doveroso ricordare che donne artiste di buona, buonissima fama pure in questo campo ci sono sempre state, ma allora perché nei libri di storia dell'arte sono sempre riportati i nomi di artisti uomini? La risposta è semplice e banale allo stesso tempo, per il semplice fatto che sino alla seconda metà dell'800 le accademie di arte (anche se c'è però da ricordare che le vere e proprie accademia nascono con il 700, prima erano più botteghe) erano ufficialmente quasi del tutto precluse alle donne giacché avrebbero dovuto fare esercizio artistico anche su modelli maschili NUDI ed era quindi considerato disdicevole agli occhi della società farle studiare li, (guarda caso il problema è sempre ciò che le altre persone considerano sbagliato 😉). Ed erano perciò gli uomini a trovarsi ad essere gli iniziatori di nuovi stili, di nuove tecniche artistiche, mentre le donne arrivavano un passo dopo a lavoro già compiuto.
Cosicché prima di quel momento le donne artiste dovevano prendere lezioni private dai propri padri come per esempio Artemisia Gentileschi, o magari esercitarsi per la maggior parte solamente attraverso statue o su quadri altrui (potete ben immaginare le lacune che magari loro malgrado potevano avere, anche se non era sempre così) come per esempio fece Vigée le Brun, fino a quando poi venne accolta in accademia, e fece una carriera sfolgorante diventando la ritrattista ufficiale di Maria Antonietta, cosa che però nel XVIII secolo era un evento rarissimo. Quindi chi poteva accedere a studi artistici completi dalla giovane età erano per la maggior parte uomini. Poi ovviamente gli artisti uomini vedevano malamente una rivale artista donna, già vedevano rivali gli stessi uomini, figuriamoci una donna...
Dal XIX secolo in poi le accademie artistiche però hanno iniziato ad aprire le iscrizioni anche alle donne che seppero lasciare il loro segno nel successivo corso della storia dell'arte. 
Non c'è stato movimento artistico, genere pittorico che da quel momento anche le donne non abbiano toccato e reso celebre, a volte inserendosi in correnti artistiche ben definite come M. Cassat che è pittrice impressionista o Gabriele Münter che è espressionista o a Antonietta Raphael (XX secolo) che è della cosiddetta Scuola Romana con un'arte più libera rispetto alla rigidità del Gruppo Novecento, sino poi a Jenny Saville (una delle mie preferite lo ammetto 😆) che ha una pittura libera, spregiudicata sia per i soggetti che per la gestualità.  

Le foto rappresentano:
-#Sofonisba
-#ArtemisiaGentileschi
-#Vigée le Brun
-#MaryCassat
-#GabrieleMünter
-#AntoniettaRaphael
-#JennySaville









mercoledì 13 dicembre 2017

Vecchi racconti:

Narra una vecchia storia dei primi del 900 che una donna di nome Lucia fu vittima di uno scherzo molto crudele mentre era in casa sua.
Viveva sola col suo gatto; dei balordi una sera le staccarono la corrente. Nel buio più totale dovette cercare le candele.
A tastoni ne trovò una nel mobile del soggiorno, la accese e non vedendo più il gatto nella cuccia si chiese dove fosse. D'improvviso un mugolio rauco e continuo alle sua spalle la fece voltare vedendo gli occhi del felino brillare di giallo e verde, la donna si spaventò e il gatto con un balzo le arrivò sul viso graffiandola con le unghie e mordendola. La donna lasciò cadere la candela che finì sopra una coperta della poltrona, in pochi istanti la stanza prese fuoco.
Da fuori le grida allertarono i passanti che prontamente chiamarono i soccorsi, ma per la donna non ci fu nulla da fare quando l'incendio fu spento. La trovarono riversa sul pavimento semi bruciata e cosa più terrificante non aveva più gli occhi. Chi era andato a soccorrerla disse che il gatto se li stava placidamente mangiando.
Da quella notte ogni anno, si dice che Lucia vada alla ricerca dei suoi occhi e li porti via alle persone facendosi luce con una candela. Era il 13 dicembre.

venerdì 22 settembre 2017

È arrivato l'autunno:

C'era una volta un piccolo topino di campagna che dopo essere tornato da un lungo viaggio in città alzò lo sguardo e vide le foglie del vecchio castagno che cadevano, stupito le guardò e disse "è arrivato l'autunno" così preparò la tana per la stagione fredda. Fine.

lunedì 21 agosto 2017

Topo e Orso

Un topo e un orso, passeggiando nel bosco di notte trovarono un cesto con formaggio e miele, si sedettero e mangiarono assieme.

Storia della lumachina:

C'era una volta una lumachina che camminando tra l'erba incontrò una formica, divennero amiche e fecero tanti viaggi. Fine.